Adolescenza e disagio giovanile
L’adolescenza è identificata come forse il più critico dei periodi del ciclo di vita: questo perché rappresenta un fondamentale momento di transizione, che porta con sé enormi cambiamenti fisici, psicologici e sociali, spesso estremamente difficili da accettare o da comprendere per i ragazzi che li affrontano. Da un lato, infatti, l’adolescente percepisce di non essere più un bambino: il ragazzo si trova ad affrontare nuovi doveri e responsabilità, le persone cambiano nei suoi confronti e le aspettative riposte in lui si trasformano.
A questo si aggiunge il fatto che le relazioni che hanno caratterizzato il suo mondo affettivo per tutta la vita si modificano radicalmente. Dall’altro, risulta per loro molto difficile sentirsi “completamente” adulti: in parte perché non possiedono ancora i mezzi e le competenze sufficienti, ma soprattutto perché non sanno come muoversi in un mondo nuovo, in cui nessuno risparmia critiche e giudizi.
Inoltre, il loro corpo muta rapidamente e spesso i ragazzi fanno molta fatica ad accettare le loro nuove forme. Questo certo non contribuisce a farli sentire a loro agio nella loro “nuova veste di adulto”. Se aggiungiamo il fatto che la società si sta evolvendo sempre più in fretta e che anche gli adulti, talvolta, si trovano senza i mezzi per accompagnare i loro figli (o allievi) in questa transizione, possiamo mettere la ciliegina sulla torta.
l più delle volte, gli adolescenti si trovano soli e disorientati, in un mondo nuovo, percependo negata, da un lato, la loro identità di bambini e, dall’altro, quella di adulti.
COMPORTAMENTI A RISCHIO
La categoria dei comportamenti a rischio comprende tutte quelle azioni, quegli atteggiamenti e quei comportamenti che possono compromettere il benessere fisico, psicologico e sociale di un individuo, nell’immediato o a lungo termine. Alcuni dei comportamenti a rischio più diffusi sono l’abuso di sostanze, il comportamento sessuale non protetto e/o promiscuo, la guida spericolata, il vandalismo di gruppo, le condotte alimentari devianti, la dipendenza da internet, l’autolesionismo.
Sembrano molto diversi tra loro, eppure c’è un aspetto che li accomuna. Queste condotte assumono, per l’adolescente che le mettono in atto, un’importantissima funzione evolutiva: consentono di affermare la propria indipendenza, di mettersi alla prova, di entrare in relazione con le proprie emozioni profonde.
L’adolescenza non è soltanto l’età della crisi e dei conflitti, ma è il momento nel quale i ragazzi imparano a gestire le relazioni con i pari, cominciano ad instaurare le prime relazioni affettive mature, sentono la necessità di avere una maggiore autonomia e indipendenza dalla famiglia di origine per affermare se stessi nel mondo.
Il processo di emancipazione dai genitori e la ricerca di nuovi modelli di riferimento sono bisogni fortemente sentiti dagli adolescenti che, però, spesso, generano disorientamento: da un lato, infatti, l’adolescente deve abbandonare i riferimenti stabili su cui si è sostenuto durante tutta la sua infanzia, dall’altro deve impegnarsi a costruire un personale progetto di vita, assumendosene le responsabilità, in un contesto nuovo e poco conosciuto.
Questa grande contraddizione che distingue il periodo adolescenziale può generare vissuti che il ragazzo deve riconoscere ed affrontare, per riuscire ad attribuire un senso ad una nuova condizione, soggettiva e relazionale, che, chiaramente, gli crea difficoltà.
Un’importante funzione che assumono i comportamenti a rischio è quella di consentire all’adolescente di mettersi alla prova, di testare i livelli di autonomia e controllo raggiunti, sperimentando nuovi stili di comportamento.
La sperimentazione è fondamentale per ogni adolescente, poiché aiuta a individualizzarsi e a costruire la propria identità.
Le condotte a rischio assumono un significato per l’adolescente che le mette in atto. Per esempio, l’abuso di sostanze e la promiscuità sessuale possono rispondere al bisogno di affermazione sperimentazione di sé; i comportamenti socialmente devianti, come il vandalismo e le condotte delinquenziali o la guida pericolosa, assolvono il bisogno di trasgressione e di superamento dei limiti, ed esprimono l’impulso di andare contro le regole e le leggi del mondo adulto; ancora, il digiuno può rappresentare un tentativo estremo di dare forza ed autonomia ad un’identità fragile e precaria, attraverso il controllo estremo della propria immagine corporea.
COME AFFRONTARE I COMPORTAMENTI A RISCHIO?
È indispensabile che gli adulti provino a comprendere perché l’adolescente metta in atto una condotta e non un’altra, che provino a capire il significato che QUEL determinato comportamento può assumere per il ragazzo in QUEL determinato momento della vita. È fondamentale che questo processo avvenga senza giudizio e senza pretendere spiegazioni logiche e consapevoli da parte del ragazzo.
Inoltre, è necessario ricordarsi che i comportamenti di questo tipo possono rappresentare la prima fase di un processo il cui esito potrebbe essere la cronicizzazione, che a sua volta potrebbe stabilizzarsi e dare luogo a personalità impulsive, devianti o antisociali: è indispensabile distinguere i comportamenti motivati dai bisogni dell’adolescente di emancipazione, autoaffermazione e sperimentazione dagli agiti che invece sottendono un disagio profondo o rischiano di cronicizzarsi in condotte devianti e pericolose.
Grazie al dialogo, all’ascolto e alla comprensione, quella condotta che rischia di tramutarsi in antisocialità o patologia potrebbe assumere il significato di un più semplice comportamento trasgressivo con la funzione di sperimentazione e autoaffermazione funzionale allo sviluppo dell’identità dell’adolescente.
IL RUOLO DEL GRUPPO DEI PARI
l gruppo dei pari nel periodo dell’adolescenza assume un ruolo primario. È fondamentale, per i ragazzi, far parte di un gruppo di coetanei per tre ragioni principali:
- È fondamentale per lo sviluppo dell’identità. Il gruppo non soltanto è vissuto come fonte di sostegno e stima di sè, ma per un adolescente che sta affrontando un processo di emancipazione dai genitori e di individualizzazione, esso costituisce anche un nuovo sistema di valori di riferimento, di regole condivise, di legami.
- Rappresenta un’interfaccia significativa tra il giovane e la società. Il tempo trascorso con i coetanei permette agli adolescenti di crearsi nuove opinioni e rappresentazioni degli altri e di sé. Questo permette loro di accettarsi nei cambiamenti fisici e psicologici, di percepirsi non più come bambini dipendenti dalla famiglia ma come giovani adulti che hanno la possibilità di pensare e progettare il loro futuro.
- Offre un ampio ventaglio di esperienze e la possibilità di sperimentare. La condivisione di comportamenti, pensieri, progetti e ideali può accrescere il riconoscimento di sé da parte dell’adolescente, rinforzandone l’autostima e il benessere psicologico in generale.
Spesso ci si interroga sul ruolo che l’appartenenza al gruppo assume nel favorire o contrastare il coinvolgimento in attività devianti o condotte pericolose. Il più delle volte, si tende ad interpretare un comportamento a rischio come il risultato dell’influenzamento sociale o come passiva imitazione. Questa interpretazione è, a dir poco, riduttiva: è stato ampiamente dimostrato che gli adolescenti selezionano attivamente i coetanei con cui relazionarsi, ricercando sin dal principio il gruppo all’interno del quale la propria identità possa essere rafforzata.
PREVENZIONE
L’intervento preventivo richiede un’azione attenta al significato e ai vantaggi che gli adolescenti traggono dall’agire i comportamenti a rischio. È necessario lavorare con gli adolescenti affinchè essi possano attribuire un significato alle loro azioni e possano raggiungere i loro obiettivi di sviluppo senza mettere in pericolo il proprio benessere e la propria salute.
Esistono alcune caratteristiche ambientali e contestuali che potrebbero salvaguardare gli adolescenti dall’agire condotte pericolose. Esse vengono definite fattori di protezione: sono le risorse personali ed ambientali che consentono di affrontare situazioni complesse. Alcuni esempi:
- Legami familiari forti e positivi
- Coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli
- Successo scolastico
- Abilità individuali di tipo sociale (empatia, flessibilità)
- Senso d’identità
- Autoefficacia
- Capacità comunicative
- Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i coetanei
- Chiare regole di condotta che la famiglia fa rispettare
Ad esse si contrappongono le caratteristiche che, al contrario, potrebbero concorrere all’azione di condotte pericolose: i fattori di rischio, aspetti personali e ambientali che facilitano l’attuazione da parte degli adolescenti di condotte pericolose. Alcuni esempi:
Ambiente familiare disordinato
Scarsa autostima
Genitorialità inefficace
Mancanza di legame di attaccamento tra genitore e figlio
Comportamenti in classe inappropriati o estremi (aggressività, eccessiva inibizione, timidezza)
Scarse abilità sociali
Mancanza di comunicazione tra i figli e i genitori
Non conoscenza delle attività che i figli fanno quando sono fuori casa
È emerso da numerose ricerche che il singolo fattore di rischio non porta necessariamente alla comparsa di un comportamento a rischio; ciò che risulta condizionare in grande misura la comparsa di condotte pericolose è la combinazione tra più fattori di rischio e la carenza di elementi protettivi. Occorre dunque focalizzarsi soprattutto sul potenziamento dei fattori protettivi.